ANTONIO ÁLAMO e GLI UBRIACHI


Nel 1993 il drammaturgo e romanziere Antonio Álamo (Córdoba, 1964) dà alla luce l’opera Gli Ubriachi, dopo aver letto l’autobiografia del fisico Otto R. Frisch. Un paio di righe avevano attirato in modo particolare l’attenzione dell’autore spagnolo: in esse si faceva riferimento ad una cena che ebbe luogo il 6 Agosto 1945 per celebrare il lancio della prima bomba atomica non sperimentale sul mondo.


I celebranti altro non erano che gli scienziati – fra i quali molti premi Nobel – che negli anni precedenti si erano dedicati a rendere tecnicamente fattibile il sogno della fissione dell’atomo, la cui prima forma fu quella della morte.


Di quella macabra cena non esiste altra testimonianza documentale.


La scrittura de Gli Ubriachi così come quella de Gli Infermi - una successiva opera di Álamo dedicata ai politici che hanno deciso le sorti dell’Europa negli anni centrali del Novecento – è caratterizzata da un trattamento non lineare del tempo, secondo concetti della fisica di ultima generazione ben noti all’autore. Ne è diretta conseguenza l’allontanamento dal naturalismo a vantaggio dell’astrazione e dell’associazione poetica degli eventi, sebbene il linguaggio rimanga di facile comprensione anche in quei passaggi dove necessariamente vengono affrontati argomenti legati alla fisica ed alla matematica.


L’impegno di Antonio Álamo si concentra sul tema dell’uso del terrore come forma di governo, ma ciò che rappresenta la peculiarità della sua opera è la singolare visione dei personaggi. I padri della bomba atomica si presentano infatti come un gruppo di ubriachi, in un contesto che allo stesso tempo riesce a provocare in loro come in chi li osserva il distacco critico, lo stupore ed una sensazione di ironia.

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